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Archivi per la categoria ‘Pensieri’


Viva la mort

May 26th, 2009 by Carmine

Questo è il primo di una sorta di raccontini pseudo-filosofici, dove tento, per certi versi, di schematizzare e riassumere varie mie posizioni su temi vari. È forse più immediato rispetto a un mero trattato puramente astratto, oltre al fatto che noto come mi venga più facile e scorrevole impostare dialoghi piuttosto che descrizioni esterne.

"Perché ogni uomo è attratto morbosamente dalla vita? Perché vuol soffrire in questa misera illusione terrena, inconscio di una liberatoria espiazione di ogni cosa?" - disse, rivolgendosi a Morte, che lo osservava dall’alto del monte. Le altissime conifere facevano ombra su di lui, mentre quel essere vestito di nero, con delle mani lunghe e bianche come un cadavere, e una folta chioma che risplendeva di bianco, lo osservava implorare una risposta a quel dubbio che aveva atterrito milioni di altri volgari esseri in terra.

"Così come molti sognano, altri sperano in un qualcosa che difficilmente potrebbe essere realizzato; così gli uomini sperano di vivere senza nemmeno sapere cosa potrebbe portare di buono per loro. Molti mi temono come se fossi il peggiore dei mostri, credendo che io sia il peggiore dei mali, la malattia che porta dolore, terrore, disperazione. Non comprendono che è la vita stessa che li inganna, facendo credere loro che tutto va sempre subordinato alla sopravvivenza, e non al vero Essere.
Generano figli come lacrime di un mare che trabocca di sangue, finché non ci sarà più nemmeno aria per incendiarsi. Tutto sperando in un possibile futuro migliore del loro, futuro che coinciderà sempre con il Mio arrivo, e che quando mi vedranno anche loro scapperanno come bestie al macello.
L’uomo è debole, crede che la morte sia da fuggire e da temere, quando qualcuno muore qualcuno dispera per lui, e versa lacrime che già possiedono un desiderio di morte. Se non si muore oggi, si morirà domani. E se non domani, comunque tutti sentiranno la mia fredda mano sulla loro fronte, e tutti porterò con me, liberandoli all’oblio della luce" - rispose maestosamente Morte.

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Cos’è e cosa si intende davvero per Web 2.0

December 30th, 2008 by Carmine

Molti mi chiedono “cos’è questo Web 2.0?” – E questa è, in effetti, una domanda assolutamente lecita. Ultimamente moltissimi avranno sentito nominare spesso questo termine, “web 2.0”. Un po’ come se davvero internet fosse stato inventato una seconda volta.
È però assolutamente sbagliato pensare che si tratti unicamente di una “rivoluzione” prettamente tecnica (ad esempio molti considerano il web 2.0 come l’affermarsi di siti dinamici, con interazioni asincrone come AJAX e similari), dato che è, innanzitutto, una rivoluzione culturale.

Facciamo un passo indietro, a quando internet era ancora agli albori: notiamo che, dopotutto, la si poteva inquadrare in tutto meno che una rete fatta per socializzare, per offrire una sorta di ubiquità virtuale, un “secondo mondo” insomma. Era invece nient’altro che un sistema di trasmissione dati, fatto per scopi inizialmente militari, e in secondo luogo di ricerca e scientifici. Ma comunque cose relegate a una ristretta cerchia di individui, di certo non si sarebbe pensato che chiunque potesse avere un accesso ad internet.
Inoltre c’è da fare una piccola precisazione a riguardo dei termini: internet è in generale l’intera ragnatela mondiale che ci connette gli uni agli altri, dove ogni nodo è come se fosse una piccola parte di un immenso “cervello globale”. Il web propriamente detto è una cosa che invece si è sviluppata dopo; e la si può intendere come appunto una sotto-rete di internet, quella a scopo sociale e di lavoro che vediamo oggi.
Naturalmente questa distinzione può essere fatta solo per fini storici, sarebbe sbagliato prenderla come una divisione assoluta e prettamente tecnica, dato che non vi può essere una netta distinzione tra “web” e “internet”, è più che altro un idea concettuale.
Continuando il precendete discorso, si vede come invece oggi internet è un qualcosa di estremamente importante nella vita di tutti i giorni, e da “oggetto d’elitè” è diventato quasi un bene di prima necessità.
È come se fosse una connessione esterna del nostro cervello, capace di interconnettersi con svariate altre persone, contemporaneamente e in modo pressoché instantaneo; e offre, oltre a una mera connessione diretta bidirezionale, anche un supporto superiore, capace di preservare le informazioni che vi si immettono: ad oggi si ha accesso a una moltitudine di informazioni eccezionale, una quantità di articoli, filmati, suoni sterminata.

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Relativismo multiplo

December 9th, 2008 by Carmine

Come molti di voi già sapranno, la mia “filosofia fondamentale” è fortemente basata sul relativismo e perlopiù sul nichilismo, anche esagerato, forse, a volte.
L’ideologia di base è che, appunto, l’unica “verità assoluta” è il fatto che non vi siano verità assolute. E che tutto, deve essere per forza relativo a un soggetto che la osserva.
Spesso si tende a banalizzare il tutto assumendo che l’uomo è l’unico soggetto, e le cose che osserva gli oggetti. E tutto viene ancora più banalizzato dando per giusto che la relazione tra i due è singola e unica, non esistono altri agenti rispetto ai quali deve venire valutato il criterio di relazione stesso.
E, per dare credito a ciò, si tende per forza a creare una verità assoluta rispetto alla quale rapportare il tutto; divinizzando l’uomo in quanto unico metro di giudizio, il quale quasi trascende rispetto agli altri oggetti.

Si potrebbero fare esempi del genere per semplificare, ma non si può basare il tutto su quest’unica e singola relazione soggetto-oggetto.
Facciamo un esempio pratico: capita spesso che per indicare una qualità innata, si prenda come esempio il colore di un qualcosa. E quindi si dice “questa maglia è rossa”, prendendo il colore della maglia come riferimento assoluto di una qualità resa primara, che è il colore, e che non è in relazione a nessun osservatore. Comunque la si osservi, è sempre rossa.

Invece, il colore è tecnicamente una delle proprietà più relative in assoluto. Non esisterebbero i problemi di “qualità di colore” e le tipografie potrebbero dimenticarsi tutti i problemi a causa dei differenti profili colore. Infatti, il colore è relativo al soggetto che lo percepisce, e quindi nel caso dell’uomo al suo organo di senso fondamentale: la vista.
Tutte le persone percepiscono i colori in modo diverso l’una dall’altra, anche se naturalmente con variazioni piccolissime. Ce ne si può accorgere anche solo provando a schermare uno dei due occhi, e vedere come la vista che si avrà sarà leggermente diversa per i due occhi: uno magari vedrà i colori più “caldi”, un altro più “freddi”. Ancora di più nel caso di persone daltoniche, che vedono invece alcuni colori completamente invertiti.

Già arrivati a questo punto si vede come crolla l’idea che il colore sia una cosa oggettiva e insita nell’essere stesso. Ma proviamo ad addentrarci ancora di più nell’idea di relativismo: il colore è una cosa che, anche scientificamente, non esiste fine a se stessa, ma solo grazie a un terzo elemento che ce lo fa apprezzare, e cioè la luce.
Senza luce non si potrebbe avere alcun colore, poichè il colore stesso non è altro che la luce, riflessa, da parte di un oggetto.
Si vede come non si può più pensare al relativismo come unico e monodirezionale, in un sistema Soggetto-Oggetto fine a se stesso; bensì va pensato come un qualcosa di aperto e completamente dipendente non solo dal soggetto, ma anche da svariati fattori esterni. Ad esempio soggetti esterni che esulano sia dall’oggetto che dal soggetto, nel caso di questo esempio quindi il soggetto esterno è la luce stessa.

Non si può quindi affermare a priori “questa maglia è rossa”, poichè sarebbe scorretto e limitativo. Semmai, si potrebbe dire “questa è, potenzialmente, una maglia”.

Il problema di fondo è che l’essere umano non è l’essere per antonomasia, ma un semplice macchina che vive in un universo costellato da svariati elementi diversi. Se si centralizza tutto attorno all’uomo e si prende come “unico” il suo modo di recepire le informazioni attraverso i sensi, e quindi si prende l’uomo come unica verità assoluta, si arriva a far crollare l’intero sistema relativista. L’uomo non può invece accedere alla materia (che si potrebbe anche chiamare  “essere” in generale), può soltanto vederla attraverso i suoi sensi, e il modo in cui questi ultimi la percepiscono è determinante.

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Scrivere scrivere scrivere

November 12th, 2008 by Carmine

È da un po’ che ho questa curiosa voglia di scrivere, scrivere in generale: articoli, racconti, poesie, cazzatine varie, etc.
Alla fine, scrivere è condensare un pensiero nel minor numero di parole possibili, se si ragiona nell’idea di pensiero “analogico” e virtualmente infinito, che può dar luogo ad infinite sotto-riflessioni e poter praticamente essere espanso come si vuole, in virtù del fatto che non v’è nessun limite; e scrittura “digitale”, compatta, definita, e che rimane così com’è per sempre, o quasi. Ad oggi, alla fin fine scrivere sembra una cosa quotidiana, e soprattutto scrivere sapendo che possiamo riprodurre e distribuire il nostro scritto in quante copie vogliamo senza alcuno sforzo considerevole; quando invece fino a cinque secoli fa la scrittura a mano e la trascrizione era l’unico modo per scrivere e mantenere il testo.
Senza dimenticare, inoltre, il fatto stesso della velocità di scrittura: abbiamo due mani, usiamole!
Perchè limitarsi allo scrivere a penna, quando invece possiamo scrivere a macchina usando tutte e dieci le dita? (e appunto per questo, scrittura digitale). Io, ad esempio, raggiungo una velocità intorno le 100-110 parole al minuto, mentre c’è gente che arriva tranquillamente a 160 e oltre. Ma alla fine non bisogna ovviamente considerare solo la velocità, dato che scrivere 100 parole una dietro l’altra, senza nemmeno fermarsi un attimo a riflettere, porta facilmente a scrivere castronerie o testi di basso livello; piuttosto, bisogna pensare al fatto di “stancarsi” quando si scrive. Capita spesso di iniziare a redigere un testo, e fermarsi alla decima riga perché la mano comincia a dare segni di cedimento. Scrivendo a macchina, si può tranquillamente scrivere un capitolo intero di un libro senza fermarsi, e ciò, sicuramente, aiuta parecchio.
Verba volant, scripta manent: è difficile finire un libro dopo essersi fermati a metà e riprenderlo solo dopo parecchio tempo, le idee cominciano a svanire, e sebbene si possano prendere appunti come storyboard e sintesi abbozzate, è normale accorgersi, una volta che lo si va a leggere, della “differenza” dello stile di scrittura e degli stessi pensieri fissati nelle pagine.

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Inner Circles

November 2nd, 2008 by Carmine

Ciò che non esiste, non può essere distrutto”

È dietro a questo assunto che probabilmente si nasconde tutto ciò che dona forza a tutto questo sistema che è invisibile, ma i cui effetti risaltano nel tempo. Immaginiamo una sorta di “circolo interno”, dove nessuno sa chi è a capo di esso nè tantomeno di come funziona; una darknet invisibile che si appoggia a qualcosa di comune e alla portata di tutti.
Pochi fedeli, molti bramosi di sapere, che etichettano il tutto come leggenda, e da lì diventa mito.

Già solo pensando al riguardo di internet, una sterminata miniera di informazioni, solo che ai comuni mortali non ne appaiono che pochi frammenti: i motori di ricerca sono tantissimi, sebbene spesso se ne usino solo quei tre o quattro più “famosi”, e come non pensare poi ai siti web che scelgono di non essere schedati nei motori di ricerca.
E i newsgroup privati, le VPN invisibili, le intranet e le reti criptate, ma anche solo i mini-siti basati su server privati di fortuna, che nella necessità possono essere smantellati in pochi minuti.

Se da un lato tutto ciò può sembrare pericoloso, magari anche vedendo la moltitudine di informazioni facilmente reperibili in giro (sintesi di veleni, esplosivi, oltre ad altri articoli non proprio “tranquilli”), c’è anche da dire che è meglio conoscere il proprio nemico, anzichè schermarsi da esso facendo finta che tutto ciò non esiste.
Perchè è proprio sul fatto della non-esistenza che si basa tutto: se non esiste, come possono contestarlo? Spesso sono i media e l’informazione in generale che tenta di dare una forma, quando invece essa non c’è. Fatti slegati e magari senza nessi tra loro, raggruppati, quasi a forza, insieme; scatenando una rete di catene di fatti e avvenimenti che porta solo a confondere il tutto. Arma a doppio taglio, dunque; confusione e dissimulazione, ma d’altro canto anche avvelenamento di prove.

Tutto questo, solo per far aprire gli occhi su come a volte ciò che non vediamo non è detto che non esista, e su come ciò che vediamo non è detto che sia davvero nella sua forma “pura” e non un mero drappeggio destinato a cedere davanti a una copertura così sottile e robusta, ma che al tempo stesso nasconde il nulla più totale.
Ognuno può interpretare il messaggio a modo suo, sia in chiave di “non fidarsi di nessuno”, o come “è tutto un complotto”; ma se state già pensando alle classiche tesi complottistiche, allora siete sulla cattiva strada.

Ogni uomo è unico a modo suo, e sebbene molti uomini possono avere idee in comune, nessuno di essi si eleverà dall’avere una sua personale visione delle cose”

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Ciò che era una volta

October 3rd, 2008 by Carmine

A volte dobbiamo lottare per andare d’accordo con il passato, a volte seppelliamo i nostri rimpianti con il proposito di cambiare vita. Ai nostri più grandi rimpianti, non solo per le cose cose che abbiamo fatto, ma anche per le cose che abbiamo evitato di fare, e per le cose che non abbiamo detto e che potevano salvare qualcuno a cui tenevamo…

E sempre, la storia si ripete. Tutto avviene rapidamente, in mille anni cade un impero, in cento nasce una repubblica, e via via il nostro passato sarà sepolto.
Cosa sarebbe successo se dei greci fosse andato tutto in fiamme? E se l’impero romano avesse continuato a permanere e a prevalere sull’europa?
Tutto cambia, e sistemi che rimangono per secoli, bastano pochi anni per rovesciarli e rivoluzionarli.

E di tutto ciò, a noi non rimangono che le ombre del passato, e la finestra si appanna sempre più.

Per cosa viviamo, può esistere una realtà fine a se stessa? Perchè dopotutto vivere, a fondo perduto? Schopenhauer teorizzava in modo interessante la stessa idea di “senso della vita”:

A parte poche eccezioni, al mondo tutti, uomini e animali, lavorano con tutte le forze, con ogni sforzo, dal mattino alla sera solo per continuare ad esistere: e non vale assolutamente la pena di continuare ad esistere; inoltre dopo un certo tempo tutti finiscono. È un affare che non copre le spese.
A. Schopenhauer - Aforisma

Lasciare che le cose passino, quando improvvisamente vedi che cambia tutto. Dieci anni, e con la rivoluzione francese si capovolse completamente l’intero futuro della francia e dell’europa in generale.
Eppure, bisogna davvero pensare a estraniare solo cose permanenti, che possano continuare ad esistere dopo che l’uomo stesso smette di esistere? Se il cervello umano è debole, si distrugge, muore; lo scritto rimane, il ricordo rimane.
Ma dopotutto, anche quest’ultimo morirà, o comunque si affievolirà sempre più fino a spegnersi. E allora cos’è che può davvero permanere per sempre?
La realtà stessa, direi. Se si può invertire il ricordo, affogarlo e distruggerlo, non si può invertire e riportare le cose com’erano prima, dopo che ormai si sono svolti i fatti. Dopo che una bomba è esplosa, non si può ridare la vita alle persone morte, dopo che una città è nata, per quanto si possano seppellire le sue rovine, il suo ricordo rimarrà in eterno.

Perchè sepolta è ogni cosa, come il tempo passa, strati di epoche differenti si accumulano, e se il presente è mutabile, il passato è ormai definitivo e sigillato, nulla potrà cancellare ciò che fu una volta; e nulla potrà rimediare all’essere nati nell’epoca sbagliata; e il bello è che quando ci si accorge di tutto questo, si è già proiettati nel futuro, lasciando scorrere inesorabilmente frammenti del presente che vanno ad accumularsi all’infinito pozzo-senza-fondo della storia.

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