Profezie e realtà: l’arte della dietrologia
Di profezie se ne sono avute svariate, a partire dagli “oscuri presagi” dei tempi antichi, a Nostradamus, per arrivare alla ormai famosa profezia apocalittica del 21 dicembre 2012. C’è innanzitutto da dire che non è né la prima, né l’ultima profezia di questo tipo; basti pensare al Kali Yuga secondo il calendario induista, o all’Apocalisse di Giovanni. Si può vedere come l’escatologia ha sempre pane per i suoi denti.
Il problema di quest’ultima profezia, è che rapportata al calendario Gregoriano, dovrebbe verificarsi fra poco più di quattro anni, un tempo incredibilmente breve se confrontato alle altre; per cui è normale che faccia molto scalpore.
La profezia è dettata dalla fine del quinto Lungo Computo del calendario Maya, e quindi ciò corrisponderebbe a una nuova era, al cui inizio vi saranno profonde trasformazioni ed eventi di rilievo che segneranno il passaggio dalla precedente a questa. Sebbene non si intenda propriamente “fine del mondo” intesa come “distruzione”, svariate persone abbracciano le teorie complottiste secondo le quali vi saranno cambiamenti così profondi da decretare la fine del mondo come lo conosciamo oggi. Il problema è quando questa “paura”, se così la vogliamo chiamare, diventa paranoia. È facile immaginare svariati fatti che potrebbero verificarsi all’avverarsi della profezia, come anche la dietrologia ci insegna quanto sia facile, una volta passato il termine fissato dalla profezia, creare collegamenti piuttosto improbabili tra avvenimenti e teorie in modo da far risultare tutto con un senso apparente e quindi come se la profezia davvero prevedesse quello.
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